Sei qui:
  • Home
  • >
  • Articoli
  • >
  • Corso di Fotografia IV Lezione: Esposizione e Diaframma

Corso di Fotografia IV Lezione: Esposizione e Diaframma

Pubblicato il 21/09/10 in Corso

L’esposizione e la scelta di tutti i parametri

Come si fa ad imprimere alla fotografia la giusta quantità di luce?
Semplicemente scegliendo sostanzialmente due fattori molto importanti: l’apertura del diaframma e il tempo di esposizione.

Per i non addetti al settore o per chi sta imparando l’apertura del diaframma è il quanto sia aperto l’otturatore, mentre il tempo di esposizione è quanto a lungo resta aperto l’otturatore.

Tempi più lunghi significano quindi una maggiore quantità di luce e quindi fotografie più chiare, mentre un tempo più breve significa meno luce e quindi immagini più scure.

Allo stesso modo a diaframma più aperto corrisponde maggiore luce mentre a diaframma più chiuso meno luce. Il fotografo può, come abbiamo visto nel capitolo sulle varie modalità di scatto, lasciare la scelta alla fotocamera oppure scegliere manualmente i due parametri per cercare di ottenere l’obbiettivo voluto.

Per chiunque stia imparando l’arte della fotografia studiare e giocare con questi parametri dà moltissime soddisfazioni e permette di arrivare ad ottenere il risultato voluto.

Le diverse soluzioni

A questo punto si potrebbe pensare che per ogni situazione esista una e una sola scelta dei parametri corretta, ma questo non è corretto. Infatti scelte diverse possono portare a raggiungere risultati diversi, ma lo stesso buoni dal punto di vista tecnico.

Questo perché la scelta delle combinazioni tempo/diaframma non regola solo la luminosità dell’immagine, ma anche la profondità di campo e la possibilità del mosso o micro mosso all’interno della fotografia.

Bisogna sempre sapere che le combinazioni tecnicamente buone sono molte e che in ogni caso bisogna pensare al risultato che si vuole ottenere prima di scegliere la combinazione.

Per questo motivo i programmi automatici delle reflex recenti non sempre raggiungono il risultato voluto.
Ottengono sempre una fotografia “giusta”, ma non sempre quella cercata.

Come scegliere il tempo

Il tempo di esposizione, come abbiamo già anticipato, permette di far arrivare più o meno luce al sensore per l’illuminazione della fotografia.

Per esempio se vogliamo scattare una foto notturna in cui dobbiamo utilizzare come fonti luminose le luci elettriche della città, dovremo allungare di molto il tempo di esposizione per permettere ad una quantità sufficiente di luce di arrivare al sensore. In caso contrario, ad esempio sotto il sole di mezzogiorno in luoghi molto luminosi come una pista da sci o una spiaggia, il tempo di esposizione dovrò essere obbligatoriamente molto invece per non far bruciare l’immagine. In questo caso si parla di immagine eccessivamente sovraesposta.

Solitamente i tempi di scatto più utilizzati sono quelli vicini al 1/100 di secondo, ma le macchine fotografiche moderne permetto di avere dei valori che vanno dai 1/1000 di secondo fino al tempo di posa.
Ossia un tempo lungo a piacere, utilizzato solitamente per fotografie notturne.
Il problema di scegliere un tempo lungo è quello di ottenere spesso un effetto mosso o micro mosso in cui il soggetto o la mano del fotografo si sono mossi.
Una regola pratica per evitare questo tipo di inconveniente e di utilizzare sempre un tempo da 1 su lunghezza focale dell’obbiettivo in giù.

Per tempi molto lunghi consiglio ovviamente l’uso del treppiede oppure, se si è dotati di mano particolarmente ferma, di obbiettivi stabilizzati che permettono di evitare il micro mosso.

Come scegliere l’apertura del diaframma

Grazie alle diverse aperture del diaframma si può modulare la qualità di luce che passa tramite l’obbiettivo e raggiunge il sensore, quindi con la stessa illuminazione, si possono scegliere tempi diversi grazie alle diverse aperture del diaframma.

Ma, al contrario del tempo di esposizione, la differente apertura del diaframma ha una ripercussione più sulla nitidezza che sull’illuminazione. Infatti un diaframma molto aperto permette che l’immagine sembri nitida solo nel piano in cui essa viene messa a fuoco, mentre negli altri piani gli oggetti sembreranno sfuocati e quasi indistinguibili.

Al contrario con un diaframma molto chiuso si riesce a raggiungere un livello ottimo di nitidezza, con oggetti a fuoco su tutti i piani.
Questo causa la variazione della profondità di campo, cioè l’essere o meno a fuoco in un certo range di distanze dal soggetto. A diaframma più chiuso corrisponderà quindi una maggiore profondità di campo, mentre a quello più aperto una minore.

Per i ritratti è preferibile avere una profondità di campo limitata, così da posare l’attenzione tutta sul soggetto, mentre nelle fotografie con molti soggetti in piani focali diversi si preferirà utilizzare un diaframma più chiuso possibile per ottenere tutti i particolari nitidi.

Fidarsi o meno della macchina?

Le fotocamere di ultima generazione hanno un esposimetro davvero molto sofisticato che permette di capire la maggior parte delle situazioni.

 Questo è vero quasi sempre, ma è anche vero che bisogna sempre valutare con piglio critico la scelta proposta, perché l’esposimetro non riesce a vedere la differenza tra la luce che proviene dal soggetto a quella che proviene dallo sfondo.

Quindi per tutte quelle foto artistiche o in situazioni limiti come quando il soggetto si staglia su uno sfondo chiaro o molto scuro, è bene cercare una giusta esposizione, portando la foto ad essere poco sovraesposta o poco sottoesposta in base al tipo di sfondo proposto.
Commenti su Corso di Fotografia IV Lezione: Esposizione e Diaframma
Aste e Usato